La donna italiana a confronto con la donna venezuelana

La donna Venezuelana
Fabrizio Chierichetti “La donna venezuelana” cm 70 x 100 2018 Tecnica mista su tela

“…la mujer que quiero tiene que ser
corazón, fuego y espuelas
con la piel tostada como una flor
de Venezuela” (cit. Balbino)

In una giornata di primavera ricevo un messaggio, una grande donna mi propone di scrivere un articolo sulla donna, anzi, un confronto tra la condizione della donna italiana e la donna venezuelana.

Accetto senza battere ciglio, si tratta della mia storia, della storia universale di tutte le donne.

Il ruolo delle donne fin dall’inizio del genere umano è stato di grande importanza: procreatrice, moglie, madre, lavoratrice…

Ha dovuto lottare contro le limitazioni imposte dal suo compagno di vita: l’uomo e contro le norme sociali imposte dalla famiglia, dalla società e dalle credenze religiose.

Lungo la storia, caratteristica comune della maggior parte delle culture, le donne sono state sottoposte dalle strutture patriarcali che hanno negato i diritti umani fondamentali.

Il ruolo della donna venezuelana ha seguito l’esempio delle donne nella storia del genere umano.

La donna venezuelana, in un primo momento, ha agito in silenzio collettivo, all’interno delle comunità indigene; tuttavia, la propria partecipazione è stata essenziale, ha procreato, ma anche lavorato duramente.

Alcune di loro poterono esercitare il potere di cacique, come nel caso de las cacicas Orocamay e Anapuya che governarono le tribù dei guarinos o palenques nella regione del fiume Unare o de la cacica Isabel, capo della tribù dei guaiqueríes e madre del primo meticcio che compare nella storia coloniale del Venezuela: Francisco Fajardo.

Durante il periodo coloniale, durato circa 300 anni (1498-1810), il ruolo della donna è stato diretto a svolgere il loro ruolo di madre e di un membro di una famiglia.

Fino al XIX secolo, in Venezuela, il grande protagonista è stato l’uomo perché alle donne erano proibite molte cose e le sono stati negati molti diritti.

Durante il periodo repubblicano aumenta la partecipazione delle donne venezuelane in tutti i campi della vita quotidiana; tuttavia, non è stato fino a buona parte del XX secolo, che le donne cominciano a fare presenza in un insieme di attività professionali a livello universitario.

Alcuni campi, come quello politico ed economico continuavano ad essere monopolizzati quasi esclusivamente da uomini.

La Costituzione del Venezuela fino al dicembre del 1998, sembrava non contenesse alcun tipo di norma in cui si facesse riferimento alla violenza contro le donne e all’interno della famiglia.

A partire dalla Costituzione Nazionale, adottata nel gennaio 1999, dove si acquisisce un linguaggio non-sessista che garantisce, tra l’altro, la giustizia sociale e l’uguaglianza, senza alcuna discriminazione né subordinazione alle disposizioni finali.

Tale era il cambiamento nella Carta Magna dei venezuelani che l’articolo 21, è stata sancita la protezione delle donne della famiglia contro tutte le forme di violenza e discriminazione.

Quest’ultima è stata classificata come un crimine di azione pubblica ed è vigente a tutti gli effetti nella Legge Organica sul Diritto delle Donne a una Vita Libera dalla Violenza, che si assume come un dato di fatto i diritti umani e la salute pubblica.

La violenza contro le donne e le ragazze, nel corso degli ultimi quattro anni, è progressivamente aumentata in modo significativo.

Purtroppo questi dati sono stati confermati da una rete di 40 organizzazioni non governative di donne, coordinate a livello nazionale dal Centro per la Ricerca Sociale, Formazione e studi delle donne (ECOSOC status consultivo nel 1997).

La maggior parte di femminicidi in Venezuela sono classificati come “incidenti di ogni genere.”

Casi come questi, sembra, non siano oggetto di indagine da parte della polizia, il che significa che è estremamente difficile conoscere i numeri reali di abuso fisico nei confronti delle donne.

Le cause più importanti della femminilizzazione della povertà in Venezuela, sembrano essere: precocità delle gravidanze, segregazione occupazionale, discriminazione salariale.

La crisi attuale ha acuito tutti questi problemi già esistenti, ingrandendo il calo nelle condizioni e la qualità della vita. (Castillo Adicea / Sesso e Povertà / 2013).

In Europa, il cambiamento del ruolo della donna inizia alla fine del XVIII secolo, l’Illuminismo diffuse idee d’uguaglianza e tali idee avviarono un processo d’emancipazione di tutti i gruppi sociali solitamente emarginati.

L’assemblea costituente richiesta da Robespierre, respinse la tesi d’uguaglianza dei due sessi.

Fu in Inghilterra che si crearono le vere condizioni per il riscatto delle donne: con il processo d’industrializzazione, fu di straordinaria importanza l’introduzione delle donne nella produzione industriale e il fatto che esse percepivano, anche se più basso, un salario.

Tale concessione, mise in risalto quanto fossero infondate le idee sulla donna esistenti in quel periodo dato che, la donna poteva benissimo svolgere determinate attività che erano prerogativa solo degli uomini a quei tempi.

Psicologa – psicoterapeuta

Dott.ssa Maria Luisa Mazzetta


“La donna venezuelana” è un’opera dipinta da Fabrizio Chierichetti, artista contemporaneo, che grazie alla sua elevata sensibilità artistica e tecnica sa perfettamente comunicare la forza della donna venezuelana raccontata dalla dottoressa Maria Luisa Mazzetta.

L’utilizzo dei colori acrilici dona l’effetto di un quadro ad olio su tela, l’artista crea un dipinto con mille sfumature, non semplici con questa tecnica.

Lo sguardo della donna “contiene” la resilienza della “Donna guerriera” dai movimenti decisi.

Si evidenzia in questa maniera il vigore e la decisione tipica di chi non torna indietro su sui passi, di chi ha lo sguardo proiettato oltre i limiti e sa’ guardare avanti senza indugio la vita.

Una donna che: sfugge ai pericoli, non si abbatte alle solitudini, non conosce paure ed è pronta alla difesa di se stessa e dei suoi ideali con determinazione.

Fabrizio Chierichetti grazie a quest’opera, sviscera l’identità del binomio fra la psicologia e l’arte ove come uno specchio si riflettono le idee in immagini, e si esprime il senso profondo dell’anima di un discorso o dove un discorso si arricchisce del suo significato con un anima.

Critica d’arte

Dott.ssa Barbara Re

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