A.R. Penck

Ar Penk
A.R. PENCK, Zyklus, 1984, 200×300 cm

Biografia

A. R. Penk, (Desdra 5 Ottobre 1939 – Zurigo 2 Maggio 2017) è il nome pseudonimo di Ralf Winkler, scelto dopo la lettura dei libri del geologo Albrecht Penck, specialista dell’Era glaciale. Pittore, scultore, artista precursore in controtendenza degli anni sessanta e settanta, quando l’arte era dominata dall’astrattismo. Penk nasce nel 1939 a Dresda nella Germania nazista. Dopo l’arrivo e i bombardamenti degli alleati, sconvolto della devastazione della sua città, Penk si unisce al fronte della contestazione. Artista autodidatta, ha studiato filosofia, storia delle religioni, musica e scienze. La sua disobbedienza alle richieste estetiche del regime socialista, gli impedì di accedere alle accademie della città natale e di Berlino Est, è un sovversivo e un artista non tradizionalista.
Si traferisce a Berlino nel 1963  e fonda il movimento della Neuen Wilden, i “Nuovi selvaggi”, dove i suoi antesignani sono artisti come Lupertz, Baselitz, Kiefer, Immendorff, Kirkeby, e gli artisti italiani della Tansavanguardia come Mimmo Paladino, Sandro Chia, Enzo Cucchi, Nicola de Maria ed altri noti.
Dal 1989 insegna alla prestigiosa Kunstakademie di Düsseldorf. Più volte finito nel mirino della Stasi, nel 1980 viene espulso dalla Ddr e poi apre uno studio d’arte a Londra.
Ha esposto in rassegne internazionali e in mostre collettive e personali (1996 e 2000-01, Parigi, Galerie Jérôme de Noirmont; 1999-2000, Heilbronn, Städtische Museen). Ricordiamo che nel 1984 partecipa alla Biennale di Venezia. Nella sua carriera artistica ha sperimentato vari mezzi espressivi (musica jazz, poesia, cinematografia), firmandosi con diversi pseudonimi diversi (Mike Hammer, TM, Ypsilon, Alpha, ecc.). Nell’ultimo periodo della sua vita si trasferisce a Zurigo. A. R. Penck è oggi considerato come il precursore di Basquait e Keith Haring.

 

L’opera “Zyklus”

Penk si esprime attraverso un linguaggio animistico. La sua sensibilità pittorica è strettamente animata da segni elementari ed evocativi.
L’artista è sempre stato accompagnato dallo stile dell’espressionismo tedesco, influenza che in lui si evidenzia nell’eliminare dall’immagine il carattere originario. È da questo suo stile che evita ogni identificazione di Penck artista con l’opera stessa e dell’arte con il mondo che fino ad all’ora aveva un “idea di arte diversa”.
La manualità di Penck nasce da una sua linea di movimento all’interno di una privilegiata ed antropomorfica struttura segnica, ove le sue figure primitive e i disegni arcaici vivono in una superficie bidimensionale, dai colori forti senza sfumature. Le immagini prive di sfondo e il paesaggio sono una successione di linee che tendono all’enunciazione elementare del disegno, volutamente ricercato dall’artista, esprimendo il significato universale dell’arte, in simbiosi con forme primarie che si muovono in un’unica espressione di gesti simultanei, audaci e sicuri di sé. Come si evince in “Zyklus”, un dipinto ad olio in grandi dimensioni, in cui lo spazio diventa l’emblema del tempo che si ferma, o che torna indietro nel tempo per descrivere l’universo dei segni, dei simboli e delle scritte, che diventano parole universali. L’artista Penk esprime un’arte matura, fortemente nata da una ricerca profonda, rivoluzionaria e personale dell’arte.

 

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